La macchina invisibile by Mercedes

Un prosit differente

Oggi segnalo due articoli relativi a due bevante molto conosciute: la Coca Cola e la birra. Entrambi pubblicati dal Post.

Il primo parla di come lo stato della California, sospettando che un colorante possa essere cancerogeno, abbia imposto a Coca Cola e Pepsi di ridurre la quantità di questo nella composizione dei loro prodotti. La decisione farà sì che il colore di entrambe le bevande, vendute nello stato californiano, possa lievemente cambiare rispetto al resto del mondo.

Il secondo spiega come la temperatura a cui andrebbe servita la birra non deve essere bassa, ma addirittura tiepida. Nonostante la pubblicità la presenti sempre associata al freddo o comunque ghiacciata. La ricerca mostra come le basse temperature influiscano sulla percezione del gusto della birra, penalizzando quelle più buone e nascondendo la mediocrità di quelle commerciali.

Tu chiamalo “Default selettivo”

Oggi la Grecia dovrebbe fare un passo in avanti verso il risanamento. Grazie ai privati:

La Grecia ha bisogno che almeno il 75 per cento dei possessori di titoli di Stato accetti un deprezzamento del 53,5 per cento del valore dei bond. Gli investitori privati hanno tempo fino alle 20 di oggi per manifestare la propria opinione riguardo i loro crediti, che oggi ammontano a 206 miliardi di euro. In caso di fallimento il governo greco non potrebbe ripagarli e quindi molti dovrebbero preferire perdere una parte dei loro soldi ma avere la garanzia di riceverne indietro un’altra parte. Anche per questo negli scorsi mesi la situazione della Grecia è stata definita di “default selettivo”.

Non passava veramente nulla

Si tratta della notizia a cui i più importanti quotidiani online stanno dando maggior spazio questa mattina. Davvero.

Negligenza di Stato

Della crisi islandese ne avevo parlato in un mio articolo. Adesso si è aperto il processo nei confronti dell’ex premier Geir Hilmar Haarde, reo di presunta “negligenza” verso il proprio paese, dato che è accusato di non ha fatto il necessario per evitare il crollo del sistema bancario con le relative (disastrose) conseguenze.

Rischia fino a due anni di carcere. Si tratta del primo caso al mondo di un politico che potrebbe pagare, non solo in termini elettorali ma anche giudiziari, per la crisi del 2008.

Basta cazzate: quel fascio di luce è un segno

Adesso sono dolori, i segni premonitori della fine del mondo ci sono tutti:

Mancano meno di dieci mesi al «fatidico giorno» della profezia Maya. Catastrofisti e fan di apocalissi varie hanno da tempo segnato in rosso la data sul loro calendario. Sebbene la teoria sia priva di fondamento scientifico, è certo che la febbre da giorno del giudizio agiterà la blogosfera e i media in generale man mano che ci avviciniamo al 21 dicembre 2012, la presunta «fine del calendario Maya». Con lo spettro di qualcosa di terribile che sconvolgerà il mondo è tutto un fiorire di avvistamenti, libri, kit di sopravvivenza, gadget di ogni genere e sedicenti profeti. Ultima in ordine di tempo è una incredibile foto che sta facendo il giro del mondo: mostra un fascio di luce rosa proiettato nel cielo da un tempio Maya.

Il declino della povertà

Un paio di grafici dell’Economist (fonte: World Bank) ci mostrano come, negli ultimi 30 anni, la povertà nel mondo sia nettamente calata. Nel periodo 2008-2010, non preso qui in considerazione, la povertà globale è scesa dell’1% ogni anno.

Anche l’aumento dei prezzi delle materie prime, come il petrolio, oppure l’impennata dei prodotti alimentari negli anni scorsi, non ha influito sul trend positivo. Ottimo il risultato della Cina, con 660 milioni che sono usciti dall’indigenza. Mentre in Africa, per la prima volta, ha meno della metà delle persone (47%), sotto la soglia di povertà.

Quando i vecchi dicono “largo ai giovani”

Ernesto Galli Della Loggia scrive un bell’articolo sulla situazione della classe dirigente italiana:

Ciò che più colpisce nell’elenco dei grandi manager pubblici percettori di alti redditi, reso noto nei giorni scorsi, è sì l’ammontare di denaro che ognuno di essi intasca ma insieme, e forse soprattutto, è il loro sesso e la loro età. Non ce n’è uno che abbia meno di cinquant’anni (a dir poco: la media è senz’altro assai più alta) e, tranne un paio di eccezioni che confermano la regola, sono tutti invariabilmente maschi. È una situazione che non riguarda solo il settore pubblico. In generale, infatti, è tutta la classe dirigente italiana che corrisponde a questa caratteristica: un gruppo di maschi maturi, o più che maturi, con retribuzioni enormemente superiori alla media, ognuno titolare di una quantità straordinaria di incarichi.

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore

Questo è il film d’animazione che ieri ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio animato. Intitolato “The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore”, è stato creato dagli autori statunitensi Brandom Oldenburg e William Joyce.

Della durata di 15 minuti, liberamente fruibile anche da Youtube, tratta della storia di una persona che viene trasportata in un mondo dove i libri hanno un’anima propria. Molto carino, serve a chi vuole prendersi un quarto d’ora di tranquillità.

Via Il Post.

(Another brick in) The Wall

In questo blog si aggiunge una nuova pagina permanente, denominata The Wall, che avrà la funzione di accogliere i liberi commenti da parte dei visitatori.

Nel caso vogliate dare un saluto, dire qualcosa fuori tema o quello che vi passa per la testa. Enjoy.

I MICKT

Già mi viene male. Il motivo? Sto facendo una tesi sui BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), ovvero l’acronimo che racchiude i paesi emergenti che stanno cambiando il mondo economico-politico, che già ne arrivano altri. Il The Antlantic stila infatti una lista di altri cinque paesi (+1) che, secondo la rivista, nel prossimo futuro prenderanno il loro posto.

Per ulteriori informazioni vi rimando all’articolo, con le motivazioni per aver incluso ognuno di essi. Ma vi anticipo che questi cinque paesi sono: Messico, Indonesia, Congo, Kazakhstan e Turchia (inventiamo un nuovo acronimo? I MICKT?). In dubbio la Nigeria, aggiunta come sesta possibile candidata, a causa dei suoi notevoli problemi politico/economici e alla forte ineguaglianza sociale.

China 2030

La Banca Mondiale ha stilato un rapporto, denominato “China 2030″, che sarà presentato lunedì prossimo sulla situazione dell’economia cinese. Negli ultimi 30 anni, il gigante asiatico ha visto una crescita media annua del proprio PIL pari al 10%. Il problema è che questa crescita – già di per se’ insostenibile nel lungo periodo anche con le migliori politiche – potrebbe rallentare molto vistosamente nella prossima decade. Nel parla il WSJ, da cui riporto alcuni suoi grafici (cliccate sull’immagine per vederli meglio).

La causa sarebbe da imputare al settore pubblico cinese. Lo Stato, direttamente o attraverso un controllo di maggioranza, detiene il 45% del PIL cinese prodotto dal settore terziario e secondario. In quest’ultimo poi, lo Stato è ancora leader per valore di output complessivo. Lo è in particolar modo, scrive il Wall Street Journal, “controllando il settore energetico, dell’estrazione delle risorse naturali, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture. Tra le altre cose, questi settori hanno accesso ad un credito agevolato dal settore bancario, anch’esso a controllo statale”. Nel rapporto si indica come il partito unico debba considerare l’idea di lasciare maggiore spazio all’imprenditoria privata, all’apertura alla concorrenza interna e a quella straniera.

Le stime di crescita del PIL per quest’anno sono dell’8%, mentre tra il 2013 e il 2016 ci si attende una media del 6,6%. Numeri ancora positivi, ma che andrebbero a ridursi, se non venissero approvate le riforme per una minore presenza pubblica. Il cosidetto “Capitalismo di Stato” sarebbe quindi da ripensare. Il rischio è che gli sprechi e le inefficienze derivanti da situazioni monopolistiche/oligopolistiche, si ripercuotano su vari settori – in particolare quello creditizio – una cui crisi avrebbe effetti negativi sulla crescita mondiale.

Via Corriere.