
Monti ha fatto la sua prima manovra. Si tratta di provvedimenti dal valore di 30 miliardi, tra riduzioni di spesa e nuove entrate. Soprattutto nuove entrate: l’IMU che reintroduce l’ICI, anticipo della tassa sui carburanti, tassa di lusso, possibile aumento dell’IVA nel secondo semestre del 2012, etc., alcune sono dovute. Non riepilogherò i provvedimenti, li potete trovare qui, molto probabilmente li sapete meglio di me. Ci sono anche alcune cose positive: sgravio IRAP per i giovani, eliminazione di molti enti inutili e riduzione dei consiglia provinciali, sono solo alcuni e vado a memoria.
Si poteva fare meglio? Direi di sì, ma un governo con neanche un mese di vita, non credo si potesse fare molto. Nonostante la qualifica di “tecnici”, solo quando uno fa esperienza dei meccanismi che regolano la macchina statale – di solito ci vogliono anni – si riesce a fare qualcosa di significativo. La cosa non è facilitata da una maggioranza parlamentare che da oggi farà di tutto per “migliorarla”, qualunque sia il significato di questa parola per i nostri deputati.
Fretta. Oltre all’inesperienza, la pressione dei mercati, dell’Europa, del contesto internazionale, non hanno facilitato il lavoro. La questione dell’equità, molto spesso richiamata da coloro che sono colpiti dalla manovra, è di difficile approccio e richiede tempi lunghi. Non si può cambiare un sistema redistributivo da un giorno all’altro. Quelli che ci rimettono, sono sempre i soliti noti, in questi casi.
Non c’è inoltre una nuova visione del futuro per questo Paese. Oltre ai punti già citati, non credo ci sarà mai con questo governo, che ha un’età media di sessant’anni. L’occasione della crisi dovrebbe spingerci a cambiare modello di sviluppo e di pensiero. Ma questo abbisogna di volontà politica, oltre che un cambiamento culturale. Servirà ancora tempo.
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