Piano casa

Uno dei provvedimenti più significativi del governo sarà il cosidetto “piano casa“. Questo verrà probabilmente portato al consiglio dei ministri e attuato sotto forma di decreto questo venerdì.

Bisogna premettere che la stragrande maggioranza degli italiani sembra essere favorevole alla legge. Non ho sondaggi in mano, ne’ ho voglia di cercarli, ma prendo queste voci come dato di fatto. Non mi sembra così insensato: moltissimi sono coloro che, se fiscalmente agevolati, sarebbero disponibili ad ampliare la propria abitazione. Un provvedimento molto popolare, cavalcato dal Cavaliere in zona pre-elezioni europee. Con un incremento previsto del giro d’affari: le associazioni di categoria stimano lavori per 60 miliardi di euro. Una manna per tutte le piccole-medie imprese costruttrici, così numerose nel nostro territorio, in questo periodo di crisi che sta colpendo il settore edilizio. Ci sono però dei problemi all’orizzonte.

Il primo sta nel rischio di cementificazione del paese, come fatto notare dal tutta l’opposizione. Un territorio ormai al limite dell’edificabilità a causa della crescente urbanizzazione, stretto tra molteplici vincoli paesaggistici, dovuti alla vocazione turistica che il nostro paese ha sempre avuto. Ma il nostro premier ha prontamente risposto: “Ho molta fiducia nel senso estetico degli italiani e nel senso estetico dei professionisti che firmeranno”. Non ricordandosi che al Sud impera la mafia nelle imprese costruttrici, con ramificazioni anche al Nord. Oltre a non capire tutta questa fiducia nel  “senso estetico degli italiani”. Una speranza tanto bella da essere palesemente assurda. Per chi adduce al fatto che tutte le norme di rispetto paesaggistico/ambientale, in caso di irregolarità, verrebbero fatte rispettare dalla giustizia, beh, non contateci. Le attuali leggi sono totalmente inefficaci e le sentenze tutte a rischio prescrizione. Mal che vada ci sarebbe una multa. Il punto però è questo: alla maggior parte degli italiani, gliene importa qualcosa del rischio di cementificazione? No, non credo, essendo un popolo molto individualista su certi argomenti.

Il secondo è un temporaneo supporto all’economia che non affronta il vero problema del nostro paese: la competitività. Non serve a nulla drogare momentaneamente il mercato, per poi trovarci tra due/tre anni peggio di prima, con la richiesta di un altro “piano casa” per continuare a sostenere un settore ormai saturo. Se ci fosse un collegato al risparmio energetico avrebbe un senso, perchè il prezzo di gas e petrolio potrebbe ritornare a livelli preoccupanti. Non possiamo continuare a sostenere la domanda attraverso l’edilizia. Nel breve termine il PIL aumenterà e i cittadini saranno favorevoli a questi provvedimenti. Nel lungo termine ci sono rischi elevati sull’ambiente, il turismo e il territorio. Servirebbe un decreto per far lavorare le aziende che innovano, quelle produttrici di maggiore valore aggiunto in settori con prospettive di crescita. Il futuro non può passare dal mattone.

Vi lascio con la previsione di noisefromamerika:

Visto che tutti fanno previsioni, faccio anche io la mia: a fine anno scopriremo che la riduzione dell’attività economica in Italia è stata peggiore che nel resto del mondo, USA inclusi. E quando la recessione mondiale finirà ed il mondo comincerà a crescere di nuovo, scopriremo che l’Italia non crescerà e che la “crisi”, nel Bel Paese, aveva la prolunga … Così GT (Giulio Tremonti) avrà l’opportunità di dire che lui aveva visto giusto che la crisi era epocale e che ora occorre mettere i presidenti dei consigli di quartiere a controllare la gestione del credito nella locale agenzia della cassa di risparmio …

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