Capitalism: A love story
Diretto da Michael Moore, durata 120′. Torna il contestato regista americano nelle sale cinematografiche italiane, dopo aver concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2009.
Il film documenta il lato più drammatico della crisi economica, con i volti e le reazioni dei cittadini di fronte al pignoramento delle proprie case da parte delle banche. Quest’ultime, insieme ai suoi dirigenti, prese di mira e accusate di avidità e di collusione con il sistema politico americano. Il quale ha in Reagan, Bush, l’ex della FED Greenspan e il ministro del Tesoro Paulson i maggiori protagonisti in negativo.
Ma è soprattutto all’attuale sistema capitalistico americano, ex modello perfetto di creazione della ricchezza, che è in discussione, colpevole di portare ingiustizie sociali, forti squilibri economici, oltre a calpestare i diritti di molte persone. Il messaggio finale è chiaro: di questi tempi bisogna combattere uniti per dei diritti che fino a ieri sembravano scontati. Con la lotta sindacale per il proprio lavoro, le proteste pubbliche per cacciare i fautori dell’attuale crollo del mercato, siano essi potenti politici o ricchi manager.
Un buon film, da vedere. A tratti però risulta statico, lungamente concentrato sulle situazioni disperate di alcune persone, piuttosto che nel dare spiegazioni approfondite su un sistema malato che dovrebbe essere compreso dal maggior numero di persone.





