Nuovo sistema economico

Molto si sta discutendo su come uscire da questa crisi economica. L’ultimo G7 dei ministri competenti a Roma non ha dato le risposte attese e non ha fatto altro che confermare molte delle mie (ma non solo) preoccupazioni: non c’è  dietro l’angolo una nuova visione del sistema economico. Il punto di cui si è discusso più a lungo è come ridare fiducia ai mercati, oggi timorosi di investire. Oltre a una maggiore regolamentazione dei prodotti finanziari (swap, derivati, etc.), per evitare una nuova  incontrollata moltiplicazione. Tutte buone cose, ma poco incisive e non risolutive.

Non ci si rende conto di come il futuro dell’economia mondiale sia indissolubilmente legato al futuro ambientale della Terra. La sfida verde per la salvaguardia del clima e della biodiversità è legata ad una nuova concezione della produzione di merci/servizi. Il PIL non può essere più l’indicatore principe di riferimento. Il progresso non si giocherà sul maggiore sfruttamento/consumo delle risorse, pensando che siano infinite o semplicemente ignorando che non siano infinite. E la cui rigenerazione varia da alcuni giorni a milioni di anni. Il petrolio ne è un esempio lampante.

Bisogna puntare su un futuro sostenibile per evitare il disastro ambientale, guerre per la contesa di determinati territori e le inevitabili limitazioni al commercio mondiale. Non fare di più per trasformare e consumare di più, ma fare di più per trasformare e consumare di meno. Un avvenire dove tutti devono essere imprenditori di se stessi, puntando sull’autoproduzione, soprattutto in ambito energetico. Molti stati si sono già mossi, ma lentamente e a macchia di leopardo.

Serve grande volontà e coraggio da parte dei leader mondiali, i quali, posti di fronte a queste prospettive, devono lanciare un messaggio che molti cittadini potrebbero non capire: non spendere soldi pubblici per fare nuovi ponti, strade, autostrade, ma per diminuire i veicoli circolanti. Non consumare più benzina per incassare i soldi delle accise e far girare più macchine, ma consumarne di meno per evitare i collaterali costi sanitari/ambientali, dovuti alla sua combustione. La qualità della vita della collettività dovrà essere l’obiettivo da perseguire.

E’ un sacrifico necessario. Non possiamo permetterci di ignorare la questione, perchè le future generazioni potrebbero storicamente condannarci, come oggi noi condanniamo i nazisti per i loro atti aberranti nei confronti dell’umanità.

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