Italia e immigrazione
Il governo di centrodestra sta facendo quello che ci si aspetta: linea dura contro l’immigrazione clandestina via mare. Il cartello elettorale con la Lega spinge Berlusconi a fare determinate dichiarazioni, probabilmente anche a causa delle prossime elezioni.
Dall’altra le istituzioni internazionali come l’ONU e l’Europa, insieme alle ONG e a molti prelati, pressano l’Italia per far rispettare diritti fondamentali come quelli d’asilo e di accoglienza. Con lettere e appelli stanno facendo di tutto, cercando di sollevare un grande clamore mediatico.
Pedine di questo risiko sono gli immigrati e gli stessi italiani. Gli uni pagano migliaia di dollari per sfuggire a malattie, massacri, povertà, in un continente africano dove la colpa peggiore è spesso quella di esserci nati. Affidandosi a organizzazioni criminali in combutta con i militari di diversi stati, fanno un viaggio della speranza che molte volte finisce in tragedia. Gli altri, cioè gli italiani, vedono nell’arrivo di queste persone criminalità, perdita di posti di lavoro e un sostanziale cambiamento della propria cultura. Una diffidenza che è nella natura umana.
Si evoca spesso la legge e il rispetto dei costumi per chiunque voglia vivere in Italia. Il problema è che nel Belpaese le leggi sono complesse, burocratiche e talvolta incomprensibili. La Bossi-Fini è un delirio di difficoltà per chi vuole integrarsi e lavorare, con la perpetua paura di perdere il permesso di soggiorno. Non c’è bisogno di dire che anche noi cittadini italiani, non siamo immuni alla presenza di uno Stato spesso inefficiente. Per entrambe le parti in causa, ci si deve arrangiare, magari trovando scorciatoie illegali: c’è da sorprendersi se chi è irregolare viene cooptato nella criminalità? Non siamo forse patria delle più potenti mafie del mondo? Ci sono troppe zone grigie, un dicorso coerente prevederebbe troppi “se” e “ma”, tanto che alla fine si scopre che alla base del problema non ci sono i cattivi immigrati o gli italiani razzisti, ma una struttura statale carente in risorse, determinata da una volontà politica che non ha obiettivi a lungo termine.
Concludo ricordando qualcosa che molto spesso si dimentica. Perchè la storia si ripete, soprattutto nelle disgrazie e nelle tragedie, come sono quelle di cui parliamo quando tiriamo in ballo l’immigrazione. Una volta eravamo noi quelli che se ne andavano in altri paesi a cercar fortuna, quelli pidocchiosi portatori di malattie, malavita, quelli che toglievano il lavoro. Una volta eravamo trattati noi come immigrati irregolari, sfruttati fino all’osso perchè non conoscevamo lingua e usanze. La diaspora degli italiani nel mondo, milioni di persone oggi tutt’ora integrati a forza di sudore, ne è la prova evidente. Guardiamo al passato per capire cosa stiamo facendo, cerchiamo di soppesare le parole per non cadere negli stessi errori, aiutiamo le popolazioni nel loro paese d’origine, perchè sennò l’immigrazione dei disperati, come la storia sempre ci insegna, continuerà a non finire mai.