Fiat rulez
L’accordo con Chrysler ha galvanizzato un po’ tutti. La Fiat, dalla possibile vendita nel 2000 a GM, rinasce dopo la profonda crisi che l’aveva colpita. Le motivazioni di questa svolta sono varie:
1. risorse e impegno su quello che sa fare meglio: le macchine; negli scorsi anni molteplici partecipazioni in diversi settori, sparse e senza una sinergia con il proprio apparato industriale, avevano reso impossibili forti investimenti sul core business;
2. non basta fare delle auto, ma bisogna fare belle auto; le differenze in tal senso con il passato sono abissali (chi non ricorda la Duna). Ottime anche le recenti ed innovative campagne di comunicazione, tese a migliorare l’immagine del marchio;
3. auto belle, a buon prezzo e costruite per consumare meno carburante; la tecnologia verde di Torino sta alla base dell’accordo con Chrysler;
4. maggiore valorizzazione dei propri operai, visti non più solo come una spesa, ma come una risorsa per l’azienda.
Non sprecherò parole per Marchionne, non servono, parlano i risultati operativi. Il caso Fiat è un esempio di un’impostazione strategica che tutte le imprese in difficoltà, ma con ancora voglia di mettersi in gioco, dovrebbero perseguire.






